5 settembre 2020

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  • Mario Paciolla indagava su un bombardamento da parte delle forze militari in Colombia in cui erano morti diversi bambini

Secondo quanto riportato da un nuovo articolo della giornalista investigativa Claudia Julieta Duque, Mario Paciolla, l’operatore ONU ritrovato morto nella sua casa di San Vicente del Caguán lo scorso 15 luglio, aveva documentato, insieme ai colleghi della Missione, i dettagli dell’operazione militare del 29 agosto 2019 nel villaggio Aguas Claras del Comune di San Vicente del Caguán, contro l'accampamento di Rogelio Bolívar Córdova (noto como El Cucho, leader di una delle fazioni di dissidenti delle Farc che hanno rifiutato il processo di disarmo e smobilitazione previsto dagli Accordi di Pace) in cui morirono almeno sette minorenni fra i 12 e i 17 anni. La giornalista scrive che in seguito “Paciolla si sentì in pericolo, tradito e arrabbiato con i suoi superiori e informò la sua cerchia ristretta di amici di aver chiesto il trasferimento in un'altra sede della Missione dopo aver appreso che, per decisione di Raúl Rosende, direttore dell'area di Verifica [degli Accordi di pace] dell'agenzia, estratti dei suoi rapporti erano finiti nella mani del senatore colombiano Roy Barreras”. Proprio Barreras a novembre denunciò pubblicamente in parlamento il fatto che Guillermo Botero, allora ministro della Difesa, avesse tenuto nascosta all’opinione pubblica la morte dei minorenni durante l’operazione militare del 29 agosto. Per questo motivo, Botero fu costretto alle dimissioni. Così, in base alla ricostruzione della giornalista la fuga di questi documenti riservati aveva messo in allerta l’operatore italiano e creato anche tensioni all’interno della Missione per paura di ritorsioni da parte delle Forze militari. Intanto, le indagini interne alla Missione dell’ONU e quelle delle autorità colombiane sul caso di Mario Paciolla non sembrano fare progressi.

 

  • Usa, i due video di Kenosha che raccontano la violenza razzista della polizia e due sistemi di giustizia differenti

Domenica 23 agosto un uomo afroamericano di 29 anni, Jacob Blake, è stato ferito gravemente da diversi proiettili sparati da un agente di polizia a Kenosha, nel Wisconsin. Martedì 25 agosto dopo, a Kenosha, nel terzo giorno consecutivo di proteste seguite all'aggressione di Blake, due persone sono morte e una è rimasta gravemente ferita dopo essere state colpite da proiettili sparati da Kyle Rittenhouse, un 17enne bianco armato illegalmente di fucile e appartenente a un gruppo di civili che si era organizzato per pattugliare le strade durante le manifestazioni. Sul momento Rittenhouse è stato praticamente ignorato dagli agenti mentre camminava verso di loro con le mani alzate, nonostante la gente intorno urlasse che aveva sparato. Il ragazzo è stato fermato poi il giorno successivo della sparatoria. Il ferimento di Blake e gli spari di Rittenhouse mostrano plasticamente un doppio standard basato su un immaginario stereotipato e razzializzato. Nel novembre del 2014, agenti della polizia di Cleveland hanno ucciso Tamir Rice, un ragazzino nero di 12 anni. Via radio i poliziotti l'avevano descritto come un uomo di "forse 20 anni" che teneva in mano una pistola. Che però era giocattolo. Il contrasto tra il trattamento della polizia nei confronti di Rice e di Rittenhouse non potrebbe essere più chiaro. Rice è stato visto dalla polizia come una minaccia, nonostante fosse un bambino con una pistola giocattolo. Rittenhouse, un teenager con un vero fucile, invece no.

 

  • Numerosi incendi e un’ondata record di calore stanno provocando uno scongelamento senza precedenti dei ghiacciai dell’Artico

Il 20 giugno, la città russa di Verkhoyansk, nel Circolo Polare Artico, ha registrato l'allarmante temperatura di 38 gradi centigradi. L'11 agosto, la stazione Eureka di Nunavut, che si trova nell'Artico Canadese, ha registrato una massima di 21.9 gradi. Stiamo assistendo a un’ondata di calore senza precedenti nell'Artico. Gli incendi di torba artica della Siberia delle ultime settimane hanno a loro volta provocato un aumento delle temperature e liberato diossido di carbonio nell’aria. A oggi, la quantità di diossido di carbonio emessa nella regione a causa degli incendi è già il 35% superiore alla quantità totale registrata nel 2019. Si stima che, soltanto nel mese di giugno, gli incendi nell'Artico abbiano emesso l'equivalente di 56 mega tonnellate di anidride carbonica, oltre a importanti quantità di monossido di carbonio e particolato. Questi incendi influiscono su radiazioni, nuvole e clima su scala regionale, e globale. “Anche se il caldo clima estivo non è raro nell'Artico, la regione si sta scaldando due o tre volte di più rispetto alla media globale con un impatto sulla natura e sull'umanità su scala globale. Senza un'azione concertata per il clima, il mondo continuerà a sentire gli effetti del riscaldamento dell'Artico”, ha allertato l’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

 

  • COVAX, il programma dell’OMS per l’accesso globale al vaccino anti COVID-19. L’UE aderisce, gli USA restano fuori

L'Unione europea ha annunciato l'adesione all'alleanza internazionale COVAX, il programma a cui hanno aderito più di 150 paesi per favorire l’accesso globale a un futuro vaccino contro il coronavirus. L'iniziativa, guidata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), mira ad acquisire due miliardi di dosi di qualsiasi potenziale vaccino da diversi produttori entro la fine del 2021, per poterlo rendere disponibile a tutti i paesi del mondo. La Commissione europea contribuirà con un investimento di 400 milioni di euro. Nel suo comunicato, la presidente Ursula von der Leyen ha sottolineato l’importanza della collaborazione internazionale nella lotta alla pandemia globale: "Sono fiduciosa che questa decisione ci avvicinerà ulteriormente al nostro obiettivo: sconfiggere insieme questo virus. Perché una cosa è chiara: non saremo al sicuro finché tutti, qui in Europa o là fuori nel mondo, non saranno al sicuro”. Gli Stati Uniti hanno confermato martedì che non parteciperanno all’iniziativa COVAX. "Continueremo a coinvolgere i nostri alleati internazionali per assicurarci di sconfiggere questo virus, ma non saremo vincolati da organizzazioni multilaterali influenzate dalla corrotta Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Cina", ha detto il portavoce della Casa Bianca Judd Deere. Intanto, sul fronte dei trattamenti, nuovi studi hanno dimostrato che i corticosteroidi migliorerebbero il decorso della COVID-19 nei pazienti affetti da forme gravi della malattia. In seguito alla pubblicazione dei nuovi dati, l’OMS ha aggiornato le proprie linee guida raccomandando i corticosteroidi per il trattamento di pazienti gravi in tutto il mondo, ma consiglia di non somministrare i farmaci a pazienti con sintomi lievi.

 

  • Scuola, i test sierologici e il dato sul 33% degli insegnanti che non vuole farli

In vista dell’inizio del nuovo anno scolastico durante la pandemia di COVID-19 previsto per il 14 settembre, il Ministero della Salute ha predisposto uno screening preventivo del personale scolastico docente e non docente tramite test sierologici volontari. Due giorni dopo l'avvio di questo screening, diversi media hanno titolato che “un docente su tre non vuole fare i test sierologici”. Una notizia che ha creato aspre discussioni e prese di posizione critiche nei confronti del personale scolastico. Ma è davvero così? Si tratta di un dato che va esaminato per essere contestualizzato in maniera corretta. Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione Italiana Medici di Famiglia, contattato il 28 agosto da Agi, ha spiegato che il dato viene da «un gruppo di sorveglianza di circa mille medici, standardizzati per età, genere e pazienti, che fanno le rilevazioni con valore statistico» e che tuttavia «la maggior parte delle volte il no è arrivato da pazienti, professori o bidelli, che erano ancora in vacanza». Secondo l’immunologa Antonella Viola comunque “far fare il test sierologico agli insegnanti significa solo dare l’impressione di voler fare qualcosa di utile”: “A livello individuale, fare questo test ha poco senso (lo abbiamo ripetuto per mesi) mentre a livello di indagine epidemiologica è utile”. Al contrario, continua l’esperta, “per fare qualcosa di veramente utile invece bisogna correre con la validazione dei test rapidi per il virus”.

 

  • Nuove interferenze nelle elezioni: questa volta i 'troll' russi hanno ingaggiato giornalisti americani

La campagna di disinformazione del gruppo sostenuto dal Cremlino, noto come Internet Research Agency (IRA), che ha interferito durante la campagna elettorale americana del 2016, è nuovamente attiva: questa volta con una rete di account falsi e un sito creato per sembrare un sito di notizie di sinistra, secondo quanto riferiscono Facebook e Twitter. L’obiettivo dell'operazione russa sarebbe quello di screditare agli occhi dell’elettorato di sinistra il candidato presidenziale Joe Biden e in questo modo aiutare il presidente in carica, Donald Trump. La strategia del falso sito di news sembrerebbe più elaborata del solito. E più pericolosa. Questa volta i russi hanno assunto dei giornalisti americani per scrivere gli articoli e si sarebbero serviti di identità fittizie e di immagini generate al computer per simulare un’organizzazione di notizie legittima. Il sito sembrerebbe far parte di un’operazione di “riciclaggio di informazioni”, ossia il tentativo dei servizi segreti russi di promuovere i propri contenuti attraverso una rete di fonti marginali e sui social media, facendo perdere le proprie tracce lungo il cammino, con l’obiettivo finale di arrivare ai media mainstream ed essere amplificati da questi.

 

  • Il sistema di sorveglianza della NSA svelato e denunciato da Edward Snowden era illegale. A stabilirlo un tribunale americano

Sette anni fa Edward Snowden denunciava al mondo il sistema di sorveglianza di massa dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana (NSA). Mercoledì un tribunale ha ritenuto che il programma fosse illegale e che i capi dell'intelligence statunitense che difendevano quel programma pubblicamente non stessero dicendo la verità. In una sentenza emessa mercoledì, la Corte d'appello del Nono Circuito ha affermato che la raccolta senza mandato e in segreto di milioni di tabulati telefonici di cittadini americani ha violato il Foreign Intelligence Surveillance Act ed è probabilmente incostituzionale. Snowden, che è fuggito all'indomani delle rivelazioni del 2013 e che ora si trova in Russia, deve ancora affrontare le accuse di spionaggio degli Stati Uniti, ha commentato su Twitter la sentenza: "Sette anni fa, quando i media annunciavano che ero stato incriminato per aver detto la verità, non avrei mai immaginato che sarei vissuto abbastanza da vedere i nostri tribunali condannare le attività della NSA come illegali e nella stessa sentenza darmi il merito di averle smascherate". La fondazione americana Freedom of the Press ha dichiarato su Twitter: il giudice che cita ripetutamente le rivelazioni di Snowden è la prova ulteriore del potere di un whistleblower guidato dalla sua coscienza e della stampa impegnata per la verità.

 

  • Omicidio del giornalista slovacco Ján Kuciak e della sua fidanzata: assolto l'imprenditore accusato di essere il mandante. Sdegno delle famiglie per la decisione del giudice

La Corte penale speciale di Pezinok ha assolto l'imprenditore Marian Kocner dall'accusa di essere stato il mandante dell'uccisione del giornalista Ján Kuciak e della sua ragazza Martina Kušnírová. I giudici hanno dichiarato non colpevole anche Alena Zsuzsova, ritenuta dalle indagini mediatrice dell'omicidio. La Corte ha invece condannato a 25 anni di carcere Tomas Szabo, riconosciuto, insieme a Miroslav Marcek, esecutore materiale dell'omicidio. Il procuratore Vladimír Turan ha presentato ricorso contro il verdetto. I genitori delle vittime hanno espresso sdegno per la decisione dei giudici. Su Twitter la Commissaria per i Diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, ha scritto: "La decisione presa dal tribunale mostra che c'è ancora molto lavoro da fare per garantire la giustizia e prevenire l'impunità. Lo dobbiamo alle famiglie e ai colleghi di entrambe le vittime, ma anche all'intera società slovacca".

 

  • La pandemia costringe Israele e Hamas a una tregua dopo tre settimane di scontri sulla Striscia di Gaza

Con il coronavirus che si diffonde rapidamente nella Striscia di Gaza, Israele e Hamas hanno deciso di concordare una tregua e Israele ha annunciato che riprenderà le forniture di carburante per la centrale elettrica di Gaza. Al momento, un divieto punitivo imposto sulle consegne di carburante ha ridotto l'elettricità per gli abitanti della Striscia a sole quattro ore giornaliere. L'accordo per la sospensione temporanea delle ostilità è stato possibile grazie alla mediazione del Qatar, mettendo fine a più di tre settimane di scontri a fuoco transfrontalieri. Dopo che Hamas è salita al potere nel 2007, Israele e Egitto hanno imposto un blocco della striscia Gaza. Il governo israeliano sostiene che il blocco è necessario per impedire ad Hamas di espandere il suo arsenale, ma i critici lo vedono come una forma di punizione collettiva. Israele e Hamas hanno combattuto tre guerre (nel 2008, 2012 e 2014) e diversi scontri minori da quando è stata imposta la chiusura. Le restrizioni hanno spinto l'economia di Gaza sull'orlo del collasso, lasciando più della metà della popolazione disoccupata e anni di guerra e isolamento hanno devastato il sistema sanitario che ora non è in condizione di far fronte a un'epidemia. Talal Okal, un analista politico che vive a Gaza, ha detto al New York Times che comunque l'intesa ha poche speranze di portare a un cessate il fuoco a lungo termine.

 

  • In Asia migliaia di ragazze sono costrette a matrimoni precoci da famiglie sprofondate nella povertà a causa della COVID-19

Secondo l’ONU, nel mondo circa 12 milioni di ragazze si sposano ogni anno prima di raggiungere i 18 anni, in particolare nelle aree dove la pratica è più radicata, come l’arcipelago indonesiano, il Pakistan e il Vietnam. Negli ultimi anni, tuttavia, il numero delle spose bambine è stato progressivamente in decrescita, grazie alle numerose iniziative volte a diffondere consapevolezza e ai programmi di educazione, istruzione e assistenza sanitaria. Porre fine ai matrimoni precoci entro il 2030 è uno degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, e molti paesi hanno intrapreso strategie in questo senso. I lenti progressi raggiunti, però, rischiano di essere vanificati: le associazioni denunciano che con l’estrema povertà portata dalla pandemia di nuovo coronavirus, molte famiglie stanno tornando a spingere le figlie verso matrimoni forzati. Se non si agisce velocemente per affrontare l’impatto economico e sociale del virus, per il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione nel prossimo decennio potrebbero verificarsi altri 13 milioni di matrimoni di minori. È un rischio, secondo Save the Children, che unito a quello della violenza contro le donne “potrebbe essere una minaccia peggiore del virus in sé”.

 

 

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